Prato – San Francisco andata e ritorno
Leggendo l’ultimo libro di Federico Rampini, “Grazie Occidente”, ci possiamo imbattere in alcuni capitoli dedicati alle condizioni in cui versano alcune grandi città americane della costa Nord-occidentale ed Orientale. L’autore sottolinea come in queste città, tra cui San Francisco, le cosiddette ideologie progressiste o “liberal” siano state applicate alla “lettera” con impatti significativi sul tessuto sociale, culturale, economico . Di fronte al quadro desolante dei risultati di queste politiche descritto dall’autore sono stato colto da un dubbio. “Sarà vero?” Le tecnologie a nostra disposizione in questo caso mi hanno dato un vantaggio che fino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile: verificare da fonti “primarie”, e senza intermediazioni, le informazioni che troviamo scritte in un libro o che leggiamo su un giornale o un sito. Prendo il telefono e mando un messaggio ad un mio amico che vive a San Francisco per avere dettagli in merito. Mi risponde dopo pochi minuti confermando in pratica tutto: costo della vita, insicurezza nelle strade, uso diffuso della droga, vagabondaggio, chiusura delle attività commerciali ecc.. Quanto è reale e concreto quindi il peso di una visione politica e la sua attuazione sistematica all’interno di un tessuto sociale ed economico di una città, provincia, regione, Stato? A partire da questo esempio potremmo dire: molto. Rampini fa riferimento ad una trasformazione di una grande metropoli nell’arco di circa un ventennio. Un tempo breve della storia ma straordinariamente veloce se consideriamo le accelerazioni che la nostra civiltà ha vissuto in pochi anni. Se “L’effetto farfalla” fino a poco fa poteva essere quasi solo un esperimento mentale, oggi possiamo vedere quanto un fatto, un’idea, un’azione svoltasi dall’altra parte del mondo possa impattare in modo sostanziale nelle
nostre vite (il biennio 20-22 è stato un esempio concreto di questo).
Innanzi a questi cambiamenti la politica non può che tornare ancor di più a dare una prospettiva profonda, di medio lungo termine, della propria visione ideologica del mondo e della società a partire proprio dalle comunità locali. Dobbiamo provare a “cavalcare la tigre” oggi in modo tale da poter far emergere quelle che possono essere facili tentazioni “individualiste”, che ben si sposano con le ideologie “liberal”, per rimettere al centro dell’azione politica una visione pienamente sociale dell’uomo a partire dalla comunità primaria che la nostra storia ci ha donato: il Comune. Istituzione medievale che ha un significato profondo e concreto che mette in relazione il passato, il presente e il futuro in un legame intergenerazionale che unisce le persone, le famiglie e la comunità appunto in un patto sociale di “primo grado” non solo “ideale” ma reale e concreto. Escludendo da questo discorso il fattore spirituale e religioso, che pur è un aspetto da non sottovalutare in quanto suggella in maniera ancora più profonda e “verticale” questo patto, dobbiamo provare a ricreare in termini politici quelli che sono i presupposti che possano salvaguardare in maniera duratura la presente generazione e quelle future. Tutto questo non è possibile senza una visione politica che ponga alla sua base delle tematiche “primarie” come quello del lavoro (inteso come mezzo di autorealizzazione e di partecipazione alle attività economiche da parte di ogni livello della catena produttiva), della casa, del rispetto della terra in cui questa è posta ( difesa del nostro ambiente, delle nostre attività agricole e zootecniche), della dignità della persona e della partecipazione del maggior numero di individui alla vita politica e sociale della comunità.
I prossimi anni ci porranno di fronte a delle scelte molto importanti che vedranno protagoniste le idee politiche ancor
prima delle decisioni dettate dalle emergenze economiche o ambientali contingenti. Tutte le varie “emergenze” devono trovare ovviamente una risposta immediata da parte degli amministratori ma senza una visione che vada oltre queste contingenze ci condanneremmo semplicemente ad una lento galleggiamento sui flussi della storia.
Chi ha governato e governa San Francisco negli ultimi anni aveva ed ha delle idee ben chiare. Queste hanno prodotto dei risultati concreti con un’onda lunga che abbraccia il presente e il futuro. Quest’onda forse ha superato anche lo scoglio del cinque Novembre ma prima o poi dovrà infrangersi da qualche parte, anche solo per un puro istinto di autoconservazione da parte della popolazione di questa città.
Per questo oggi dobbiamo provare a prenderci la responsabilità di andare oltre l’individuo e attuare una visione politica che possa indirizzare socialmente, in un’ottica di crescita e sviluppo, tutta la comunità cittadina e non solo. Una comunità che deve continuare ad esistere come un’entità specifica, orgogliosa della propria storia, e proiettata verso il futuro contribuendo alla crescita e allo sviluppo della Regione e della Nazione.